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Divieto pubblicità giochi: sanzione 75.000 euro da Agcom a canale YouTube per violazione decreto dignità. Tutti i dettagli
L’AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha emanato un’ordinanza di ingiunzione nei confronti di uno youtuber per la violazione del divieto di pubblicità del gioco previsto dal Decreto Dignità. ’Autorità ha ordinato al soggetto di pagare la sanzione amministrativa di euro 75.000, di non caricare sulla piattaforma digitale YouTube nuovi contenuti in violazione al Decreto Dignità, di rimuovere dalla piattaforma YouTube contenuti ivi presenti che siano in violazione del divieto. “Nel periodo compreso tra il 2 agosto 2022 (prot. n. 237586) e il 17 marzo 2023 (prot. n. 75984) sono pervenute diverse segnalazioni all’Autorità nelle quali venivano denunciate presunte violazioni dell’art. 9 del decreto dignità effettuate da diversi content creator attraverso diverse piattaforme per la condivisione di video tra le quali “YouTube”. In particolare, a valle delle attività preistruttorie condotte nell’ambito del gruppo di lavoro istituito con determina n. 17/22/SG sulla piattaforma di condivisione video sopra richiamata, è stato avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti della società Google Ireland Limited per le violazioni commesse da diversi content creator tramite numerosi video diffusi presso i rispettivi canali, conclusosi con l’adozione della delibera n. 317/23/CONS del 5 dicembre 2023. Per quanto qui di interesse, dai verbali di chiusura delle attività preistruttorie del 14 marzo 2023 e del 20 marzo 2023 e dalla relazione del coordinatore del gruppo di lavoro istituito con determina n. 17/22/SG sugli esiti degli accertamenti svolti, è emersa la violazione da parte del canale YouTube denominato “Gratta e Vinci Game”. In considerazione del fatto che l’articolo 9 del Decreto Dignità individua, al comma 2, una pluralità di soggetti (“committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzatore della manifestazione, evento o attività”) tutti parimenti responsabili non in solido degli illeciti in parola, ha chiesto ...




